Già nel XII secolo San Romualdo aveva scelto la zona del Vivo per fondare l’Eremo, descrivendo questo luogo incantato come: “selvaggio e magnifico, una piccola altura protesa al limite fra il regno del faggio e quello del castagno, pochi metri pianeggianti presso una stretta sinuosa, improvvisa, dalla quale scaturivano con fragore di tuono travolgenti polle d’acqua gelate”.
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